Di peluche e di amicizie indimenticabili

mercoledì 13 febbraio 2013 0 commenti

Stamattina mi sveglio con la piccola nel lettone. Cerco di accarezzarla ma sento una morbidezza sospetta... tra me e lei. E' il suo fido cagnolino di pezza e, dall'alto della mia razionalità adulta e vaccinata, le domando: 
ma perché porti sempre con te questo peluche?
 E dai suoi saggissimi 5 anni Eleonora mi risponde:
 perché gli voglio tanto bene e mi sembra un cane vero e visto che noi non possiamo averne uno... mi tengo lui!
Ok, ok. Me la potevo risparmiare!!!

E' che Pietro è diverso: lui non ha mai avuto un pupazzo preferito o qualcosa a cui fosse così attaccato in questo modo. In un certo senso ne ero anche orgogliosa perché le maestre del nido, osservando il suo inserimento prima e il suo modo di vivere l'esperienza poi, mi dissero che ne aveva avuto abbastanza di me da portarmi dentro e sentirsi molto sicuro e sereno, sia con i bambini che con gli adulti, e che non serviva un oggetto da portare a scuola, come facevano gli altri bambini, motivo per cui al primo colloquio chiesi se c'era qualcosa di strano in questo.

E invece, stessa mamma, comportamento diverso! Eleonora è diversisima e lei sì che ha trovato in un cesto pieno di pupazzi un cagnolino, lo ha scelto e lo ha preso con sé dai 2-3 anni, mi pare; lo tiene solo la sera per andare a dormire o la mattina lo porta in bagno e poi in camera mentre si veste e lo lascia in bella vista, dopo averlo salutato per bene, ed è la prima cosa che cerca al suo rientro. Di recente poi se lo perde durante la notte mi chiama o lo porta anche in viaggio.

Dolce, tenero e che dire se non che mi sono resa conto che molto fa il carattere: lei ha sempre avuto bisogno di più contatto fisico, di conferme continue nel passaggio tra nido e scuola materna o durante il trasloco; nelle festicciole fra amichetti fino a poco tempo fa aspettata a lasciarsi andare e comunque preferisce i piccoli gruppi; e poi è sempre stata un po' gelosa di me e delle sue cose. Un atteggiamento completamente diverso da quello del fratello e quindi anche attaccamento diverso a me e quindi un modo nuovo di cercare l'autonomia.

In fondo anche io avevo i miei pupazzi ma per giocare non da tenere nel letto o da portarmi dietro, mentre uno dei miei fratelli aveva un orso che sembrava gli fosse stato cucito addosso. Mi ricordo di una foto con Snoopy mentre andavo in ospedale con mio padre per andare a conoscere il mio primo fratellone. Quell'immagine fa scattare delle sensazioni dolcissime.

Ho ritovato di recente sulla rubrica Pedagogia take away di Legnanochemamme.it i pensieri di Donald Winnicott, il primo che ha usato il termine oggetto transizionale per indicare il gioco che diventa una fonte di sicurezza e di tranquillità nel passaggio dal rapporto simbiotico con la mamma alla conspaevolezza che si è diversi da lei. Un bisogno che evolve con il bambino che piano piano interiorizza la mamma o le figure genitoriali e si rapporta alla realtà con le sue risorse, quelle che in parte gli abbiamo trasmesso noi prima con le cure materne, soddisfando i bisogni primari, e poi con le nostre parole, le nostre attenzioni e il nostro modo di essere che fanno loro, elaborandolo con i loro ingredienti originali e unici per renderlo a tutti gli effetti una personcina bella e fatta

Spiegazione poco scientifica, ma più come esperienza elaborata in due modalità completamente diverse, osservando i propri piccoli approcciare e conoscere il mondo, esplorarlo sentendosi ancora legati a me, ma anche staccandosi gradualmente con la gioia che ogni piccola conquista comporta. So che essere mamma due volte mi ha fatto capire che non posso dare nulla per scontato, che ogni scelta la devo fare pensando bene a chi ho di fronte e che è stupendo scoprire queste amicizie di pezza che si portano dietro per tutta la vita.

Chissà quante storie avete da raccontarci dei vostri ... AMICI DI PEZZA?!






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